Come mi accade praticamente ogni volta che metto piede in una nuova città cinese, non riesco a stare fermo nemmeno un minuto. Appoggiai i bagagli in hotel e, senza nemmeno pensarci troppo, uscii immediatamente per iniziare a camminare senza una meta precisa, esattamente come avevo fatto anni prima a Beijing.
So perfettamente che per molte persone la prima curiosità potrebbe essere un monumento, una strada famosa o qualche attrazione turistica. Per me funziona diversamente. Il mio primo istinto è sempre lo stesso: cercare il cibo. È osservando ciò che mangiano le persone che capisco davvero dove mi trovo
Dopo pochi minuti, mi ritrovai davanti a qualcosa che mi lasciò completamente senza parole. Un gigantesco store disposto su quattro piani interamente dedicati al food. Un luogo che sembrava costruito apposta per farmi perdere completamente il senso del tempo.
Dentro c’era letteralmente qualsiasi cosa inimmaginabile. Prodotti freschi di ogni tipo, street food già pronto, dolci, snack confezionati, ravioli di decine di varietà differenti, carne di ogni genere, anatre arrosto appese ovunque, ingredienti sconosciuti che probabilmente non avevo mai visto in vita mia e una quantità infinita di preparazioni che non riuscivo nemmeno a classificare.
Rimasi letteralmente stordito.
Comprammo quattro Baozi fumanti, mezza anatra arrosto e due spremute preparate da una macchina che sembrava uscita da un film di fantascienza. Un sistema completamente automatizzato dove dei bracci meccanici prendevano le arance intere, le tagliavano, le spremevano e servivano il succo davanti al cliente in tempo reale.
Guardai la scena e sorrisi immediatamente a mio figlio dicendogli: “Vabbè… solo in Cina può esistere una cosa del genere.”
La cosa ancora più incredibile fu il prezzo. Spendemmo pochissimo, una cifra quasi ridicola, completamente in contrasto con tutto quello che avevo sempre sentito raccontare su Shanghai e sul suo costo della vita apparentemente elevatissimo.
Continuammo a girare per questo enorme paradiso gastronomico e, come spesso accade in Cina, capii subito che questi posti hanno davvero qualsiasi cosa si possa immaginare.
La prima cosa che attirò la mia attenzione furono i funghi secchi. Mi fermai davanti a uno scaffale e iniziai a contarli quasi automaticamente. Arrivai a diciannove varietà differenti, tutte completamente diverse tra loro.
Poi c’erano congelatori pieni di prodotti stranissimi, decine di ravioli che non avevo mai visto prima, dolci dall’aspetto misterioso, carni di ogni tipo e scaffali interi pieni di ingredienti impossibili persino da identificare al primo sguardo.
Una cosa che trovai davvero geniale era un ristorante interno che vendeva piatti già pronti e perfettamente impiattati, preparati in anticipo e semplicemente da riscaldare per servirli immediatamente ai clienti in tempo reale.
Continuando a girare tra scaffali interminabili e reparti che sembravano non finire mai, io e Luca ci imbattemmo in qualcosa che ci lasciò letteralmente paralizzati. Davanti a noi apparve una montagna incredibile di salamini cinesi di ogni forma, dimensione, consistenza e tipologia immaginabile. Ce n’erano decine differenti, alcuni sottilissimi, altri più grossi, alcuni speziati, altri affumicati, altri ancora con colori che non avevo mai visto prima. Per me che da sempre nutro una curiosità quasi ossessiva verso tutto ciò che rappresenta il cibo autentico cinese fu impossibile resistere. Ne scegliemmo una decina di varietà diverse e iniziammo ad assaggiarli praticamente senza nemmeno respirare, travolti dall’entusiasmo di quella scoperta assolutamente inaspettata.
Come se non bastasse trovammo anche un altro degli snack più iconici e sorprendenti che si possano incontrare in Cina, le celebri lingue di anatra, conosciute come Duck Tongue (鸭舌 Yāshé), uno snack amatissimo in moltissime regioni del paese e venduto ovunque in confezioni singole o sottovuoto, spesso speziato, marinato o leggermente piccante. Per un occidentale può sembrare qualcosa di quasi inconcepibile ma in Cina rappresenta uno di quei piccoli piaceri gastronomici quotidiani che milioni di persone consumano come noi mangeremmo delle patatine o un aperitivo. Ovviamente non potemmo fare altro che comprarne diverse confezioni e iniziare a mangiare anche quelle continuando il nostro giro tra i reparti di quel gigantesco paradiso gastronomico.
Passammo quasi due ore lì dentro completamente assorbiti da tutto quello che ci circondava. Furono due ore magnifiche. Due ore in cui ebbi ancora una volta quella sensazione che la Cina riesce sempre a regalarmi: la sensazione di vedere qualcosa di completamente diverso da tutto ciò a cui siamo abituati.

